Servizio fotografico con AI a Budapest

Nelle ultime settimane sono stato immerso in un esperimento che si colloca all’incrocio tra fotografia, tecnologia e immaginazione.

Sono partito da qualcosa di molto familiare: le mie fotografie. Immagini che avevo già composto secondo il mio linguaggio visivo, le stesse texture, i contrasti e le tonalità emotive che definiscono il mio lavoro. In queste scene preesistenti ho introdotto qualcosa di nuovo: una modella creata con l’intelligenza artificiale.

Non si trattava di una figura digitale generica. Il modello in AI è stato costruito a partire da una persona reale che era stata fotografata a 360 gradi, permettendo di ricostruirla da qualsiasi angolazione e inserirla naturalmente in ambienti diversi. In un certo senso, lei esiste a metà strada tra documentazione e invenzione, radicata nella realtà, ma libera dai suoi vincoli fisici.

La sfida centrale era mantenere intatto il mio stile fotografico. Non volevo che queste immagini sembrassero “immagini fatte con l’AI”. Volevo che sembrassero mie fotografie: la stessa atmosfera, la stessa quiete cinematografica, la stessa attenzione alla luce e allo spazio. L’AI è diventata uno strumento al servizio della mia visione, non un suo sostituto.

Per questa serie ho scelto di esplorare figure nude inserite nei paesaggi urbani di Budapest. Si tratta di luoghi in cui fotografare un corpo nudo nella realtà sarebbe impossibile, legalmente, socialmente o praticamente. Piuttosto che un atto di provocazione, questa scelta è stata concettuale: un modo per testare fino a che punto può spingersi l’immagine quando viene liberata dai limiti imposti dalla società.

Cosa creeremmo noi fotografi se non fossimo vincolati da restrizioni? Come si relazionerebbe il corpo umano con gli spazi pubblici? Come dialogherebbero vulnerabilità, architettura, storia e vita quotidiana?

L’AI non offre risposte definitive a queste domande, ma apre uno spazio per porle. Permette di mettere in scena situazioni che difficilmente potrebbero esistere davanti alla macchina fotografica.

Questo progetto riguarda meno la tecnologia in sé e più ciò che essa rivela: i nostri desideri, i nostri confini e il nostro rapporto in evoluzione con le immagini in un mondo in cui realtà e simulazione si sovrappongono sempre di più. Purtroppo, a mio parere.

Do you want to shoot with me in Budapest? On this video you can find a glimpse of what you can expect.

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